No, non sono pagato da Grazia Verasani per recensire, per quello che ne possa capire il sottoscritto di narrativa, il suo ennesimo lavoro.
Capita solo che, riconsegnando in biblioteca "Iris di marzo" , l'addetto di turno mi porti a conoscenza che hanno a disposizione altri "noir" della scrittrice bolognese e, parafrasando la nota blogger locale " Just Gio' ": "e che fai, non lo leggi?"
Ed eccomi, dunque, ha scrivere due righe su quella che è rappresenta la prima indagine, di carattere familiare e personale insieme oltre che dal forte tono introspettivo, che aiuta l'investigatrice Giorgia a capire e comprendere zone d'ombra sul suicidio della sua adorata sorella avvento anni prima.
Riesce, Grazia, a garantire la scorrevolezza della storia personale della protagonista, con gli impegni della propria attività professionale pura e cruda, quella cioè che le permette di guadagnarsi la classica pagnotta.

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